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Mons. Antonio Lombardo

Mons. Antonio Lombardo


Di sicuro recherà sorpresa il conoscere che un Arcivescovo di Messina abbia potuto regalare otto arazzi di inestimabile valore alla Madrice di Marsala… ma la meraviglia svanirà quando si conosce che l’Arcivescovo Antonio Lombardo , munifico donante , è un illustre figlio di Marsala.

Argomentando dalla data della sua morte  e dell’età che allora contava, come pure dal testamento paterno, possiamo stabilire con precisione che Mons. Lombardo nacqua a Marsala durante l’anno 1523 e non nel 1526 come scrive il Cav. Alagna nel suo libro “Liljbeo - Mozia - Marsala cap XXI”. Non possiamo però conoscere con pari esattezza il giorno e il mese in cui avvenne questa nascita, dappoichè i registri battesimali di questa venerabile chiesa Madre cominciano col darci i battezzati del 1559; cioè hanno principio 36 anni dopo la nascita di Mons. Lombardo. Conosciamo però da vari documenti che padre di lui fu Lombardo Nicolò, o Coletta, come lo si chiamò sempre perché piccolo di statura, figlio di Giovanni e di una certa Benvenuta; come pure che madre ne fu Antonella De Vitali, figlia di Andrea e di tale Lucrezia. Tanto il Lombardo che la De Vitali, quando si incontrarono per amarsi, erano nello stato di vedovanza. Il primo, il 2 dicembre 1941, aveva sposato Genua Prinzivalli e da essa aveva avuto 4 figli: Giovanni, Bartolomeo, Andrea, Eleonora; come la De Vitali, a sua volta, il 2 marzo 1505 aveva impalmato Giovanni Spanò, figlio di Manfredi e di una certa benvenuta. Questo matrimonio della De Vitali pare che non abbia avuto alcuna figliolanza. Rimasti entrambi vedovi, il Lombardo e la De Vitali, l’8 gennaio 1517 si unirono in seconde nozze, e videro allietata la loro unione dalla nascita di quattro figlioli: Giovanni, Altabella, Ursola e Antonio, che fu nostro Arcivescovo.

Mi si permetta riportare qui un brano del testamento del Coletta Lombardo, padre del nostro Arcivescovo. In detto documento si specificano i due matrimoni del Coletta e si precisano i fgli avuti dalla prima e dalla seconda unione: abbiamo così un quadro completo della famiglia di lui. “... Ipse Testator instituit, fecit creavit … heredes suos universales Joannem, Bartolomeum, Andream, et Eleonoram eius filios legitimos et naturales natos et procreatos ex ipso Testatore et qm Genua eius prima uxore; necnon Joannem, Antonium, Altebellam et Ursulam eius dicti testatoris filios et filias legitimos et naturales ex eodem testatore et Antonella eius secunda uxore…”.

Antonio Lombardo, figlio del Coletta e dell’Antonella De Vitali, fu, come il padre, piccolo di statura, ma in compenso la natura lo dotò di intelligenza non comune, di forza di volontà, di perspicacia, di prudenza, e di una certa signorilità di modi. Nel 1547 egli fu ordinato sacerdote da Mons. Gerolamo II Termini, e dallo stesso, quasi subito, fu nominato Canonico della Cattedrale di Mazara con la prebenda sulle decime di Castelvetrano. ma rimase assai poco in questa carica, essendo stato trasferito all’insigne Arcipretura della Città di Marsala, sua patria. ma anche qui rimaneva poco, giacchè Mons. Lomellino, vescovo di Mazara, stimandolo assai abile nell’arte difficile della diplomazia, lo inviava alla Corte di Spagna a perorare la causa delle città di Mazara e di Marsala affinchè fosse ad esse permesso continuare a godere le esenzioni di certe imposte regie, tolte loro dal Vicerè di Sicilia.

Forse non fu soltanto l’abilità diplomatica che riscontrava nell’Arciprete Lombardo a determinare Monsignor Lomellino a sceglierlo suo legato alla corte di Spagna; pare vi concorresse una seconda importante ragione: era la conoscenza che il Lombardo aveva avuto, per un caso fortuito, con la regina d’Inghilterra Maria I Tudor, figliuola di Enrico VIII, divenuta anche Regina di Spagna essendo andata nell’anno 1554 sposa a Filippo II re di Spagna. Ho trovato qui in Marsala esistente una tradizione che narra come, durante un fortunale, la nave su cui viaggiava la regina Maria I approdasse a Marsala e che l’augusta donna trovasse alloggio, durante la sua permanenza nella nostra città , nella casa dell’arciprete Mons. Lombardo. Mons. Lomellino, conoscendo questo, trovò opportuno, per la sicurezza della riuscita della sua legazia alla Corte di Spagna, inviare l’Arciprete Lombardo. storico o leggendario questo sbarco di fortuna della Regina Maria I di Spagna qui in Marsala, non importa, il certo si è che Mons. Lomellino non si era ingannato: l’Arciprete Lombardo seppe trovare tanto le grazie della Corte Spagnuola che ottenne quanto era andato a chiedere e di più egli si vide nominato cappellano di corte, dove di sicuro ebbe ad avere una certa influenza negli affari dello stato spagnuolo in quell’importante e turbinoso periodo. Però il 30 luglio dell’anno 1560 lo troviamo di nuovo a Marsala. nell’atto del battesimo amministrato nella venerabile Parrocchia madrice e Margherita Bitino, figliola del maggiorasco Mario Bitino, si legge: “… li furono padrini del Rev.do Don Antonio Lombardo et nobilis signor Bernardino di Grignano”.

Quell’anno stesso Don Antonio Lombardo fu nominato Arcidiacono della Cattedrale di Agrigento; ma, dopo qualche tempo, fece la sua rinunzia e ritornò alla Corte di Spagna.

Nel 1563 ritorna di nuovo in Sicilia e riceve l’abbazia di San Gregorio in Gesso vicino Messina. nel 1570 è nominato Priore di Sant’Andrea in Piazza; nel 1572 è insignito dell’abbazia di Santa maria della Luce in catania;  e il 13 ottobre dello stesso anno, essendo stato traslato dalla sede di Mazara S.Ecc. Mons. Giacomo Lomellino, vi fu nominato vescovo. Ricevette la consacrazione episcopale a Roma dallo stesso Pontefice Gregorio XIII, elevato da poco alla cattedra di S.Pietro. Il lombardo fu il XL Vescovo Mazarese.

Governò la diocesi di Mazara per circa 6 anni, in un periodo in cui tutta la cristianità era scossa dalla parola dei Padri della Chiesa, che, per rinsaldarne le basi scosse dalla riforma protestante e per purificarne i costumi assai rilassati, s’erano radunati in Concilio a Trento. Mons. Lombardo fu tutto intento a cercare la salute dell’anime e la gloria di Dio. Oggetto di sue cure speciali furono le comunità religiose. E per esse chiamò in diocesi alcuni monaci benedettini che riportarono il vero spirito di pietà in quei sacri recinti. nel marzo 1575 indisse il Sinodo diocesano e ne curò la pubblicazione perchè tutta la diocesi lo conoscesse e ne osservasse scrupolsamente le decisioni prese.

Il Pirri elogia i lavori di questo Sinodo mazarese: In aeque Synodo plura sunt quae hominis prudentiam, et christianae religionis provehendae stadium egregie commendant. ordinò ancora un lavoro preziosissimo: volle che fossero raccolti ed elencati i privilegi, i diritti, le consuetudini, i diritti patronati, i proventi delle chiese e dei monasteri di tutta la diocese. Visti rifiorire in diocesi i buoni costumi e la pietà, si rivolse alla Casa di Dio. prima di tutto completò la cappella del SS.Sacramento che è in Cattedrale: cappella che il vescovo Giovanni Villamarino aveva fatto costruire il 3 aprile 1509. Fece poi dipingere da valenti artisti nella volta della Cattedrale la storia del Vecchio e Nuovo Testamento e nel 1576 diede definitiva postazione al mirabile gruppo Gaginiano della Trasfigurazione di Nostro Signore Gesù Cristo, sistemandolo nella grande cappella centrale. La cappella si apre fra raggruppamenti di cortinaggi in plastica dorata, sostenuti da angioli, opera in verità assai mediocre di Orazio Ferraro da Giuliana. Dentro la cappella è riprodotta la vetta del Monte Tabor. In primo piano sono gli apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni, genuflessi, che portano la mano alla fronte nell’atto di voler mitigare ai loro occhi lo splendore permanente dalla figura di Cristo trasfigurato, che campeggia in alto sul cocuzzolo del monte nel centro della cappella, mentre ai suoi lati, un po più in basso, sono Mosè ed Elia in atto di adorazione.

Lo storico Rocco Pirri loda questa sistemazione del gruppo gaginiano, operata da Mons. Lombardo, mentre l’abate Di Marzo la dice addirittura una “devastazione”. Io invece non faccio eco a nessuno dei due perchè per poter lodare o criticare questa postazione dell’opera gaginiana bisognerebbe conoscere, con sicurezza e non per induzione, il modo come dapprima era disposta quest’opera. Avuta questa conoscenza, potrebbesi dare poi un giudizio esatto sulla innovazione operata da Mons. Lombardo. Ma né il Pirri, né l’abate Di Marzo, molto più vicino a noi che non il Pirri, hanno mai conosciuto come e dove era disposto il gruppo della Trasfigurazione prima che Mons. Lombardo lo sistemasse così com’è arrivato fino a noi.

Anche il Monte di Pietà vide il suo zelo, giacchè volle dare ad esso nuova ordinazione e vi assegnò del suo dodici onze annue. In questo fervore di lavoro lo raggiunse la traslazione alla sede vescovile di Agrigento; sede che sapeva santificare ed illustrata dal glorioso martirio del Vescovo san Libertino e dalle virtù dei santi Potamione, Gerlando e Matteo.

La Diocesi Agrigentina non era sconosciuta a Mons. Lombardo, essendovi stato eletto Arcidiacono nel 1560 ed essendovi dimorato per circa 2 anni. Di questa conoscenza egli si giovò certamente perchè la sua opera, fin dall’inizio, non procedesse lenta ed incerta, ma fosse diretta ai bisogni più urgenti del clero, del popolo, delle chiese, delle Istituzioni religiose. Tutta quella vasta diocesi cominciava a sentire i benefici effetti dell’opera del piccolo, zelante pastore, quando, fra il rimpianto generale lo seppe traslato alla sede arcivescovile di Messina. Correva allora l’anno 1584.

Dodici anni di lavoro e di responsabilità non avevano fiaccato la fibra di Mons. Lombardo e qui, nella nuova sede della grande e laboriosa Messina, come in quella di Mazara e di agrigento, egli seppe correggere, svegliare, formare. Convocò all’inizio del suo governo il primo sinodo, in cui, scrive lo storico Pirri , multa perutilia dcrevit, ne rimane a Palermo una sola copia, mancante però delle ultime pagine e assai logora, tutte le altre essendo andate distrutte durante il terremoto di Messina. Mons. Lombardo parlò e lavorò tanto per la erezione di un seminario in Messina; comprendendo assai bene l’importanza e il bisogno di esso per una diocesi, e, sembra abbia financo assegnato per i primi lavori 160 scudi di oro all’anno sopra la mensa vescovile. Di sicuro Mons. Lombardo sarebbe riuscito a dare a Messina il vanto di vedere ultimato proprio allora il suo seminario, se attriti sorti tra Mons. Lombardo e il Capitolo, forse per storni di somme a beneficio dell’erigendo seminario, non l’avessero amareggiato e costretto a peregrinare varie volte a Roma.

Il vescovado messinese di Mons. Lombardo registra una data gloriose; quella del 3 agosto 1588, giorno in cui furono ritrovati i corpi dei martiri Placido, Eutichio, Vittorino, e Flavia. loro sorella, e gli strumenti della loro passione. Ci fa conoscere lo storico Benedetto Chiarello che Mons. lombardo “riservò in sua cura l’esaminazione delle reliquie” per appoggiare la pietà del culto alla prudenza e che con serenità di giudizio ne arrivasse a constatare l’autenticità. Qui, nella città dello storico Stretto, Mons.Lombardo chiuse la sua movimentata e laboriosa vita.

Questi è il munifico donatore degli arazzi alla Madrice di Marsala. assurto in sommo onore, vivente lontano dalla città natia, mai la dimenticò, tanto che nell’atto di donazione dei famosi arazzi egli faceva scrivere queste testuali parole:... attendes ad puram affectionem dilectionem et maiorem Ecclesiam civitatis Marsaliae eius patriae… sponte… nulla sinistra machinatione… dedit, donavit prout et dat dictae Maiori Ecclesiae dictae civitatis Marsaliae etc... ; tanto che in essa, sotto le arcate del suo maggior tempio, chiese che la sua salma riposasse in pace. Ed oggi noi l’abbiamo chiusa nell’artistico mausoleo che è in madrice nella grande Cappella della Purificazione di Maria SS.

Rifrustando e riordinando l’archivio di questa chiesa Madre, ho avuto la consolazione di trovare il verbale originale della ricognizione della salma di Mons. Lombardo, avvenuta in Messina l’11 giugno 1596, quando detta salma, in ottemperanza alla volontà dello stesso Arcivescovo Lombardo, si esumava dalla Chiesa di Santa Croce in Messina per essere trasportata e tumulata nella chiesa madre di Marsala. In detto verbale giurano l’autenticità della salma i domestici, i familiari, il parente rev.do Giulio De Vitali, l’abate Don Pietro Guirrerio, il can. Don Francesco Flacconio, Don Andrea La Rosa priore di Santa Croce ed altri. Questo documento è importante, non tanto perchè ci dice l’accertamento dell’autenticità della salma del Lombardo che noi possediamo, ma ancora per la data che esso documento porta: 11 giugno 1596. Quindi, logicamente, se ne ricava che S.E. l’Arciv. Lombardo dovette morire prima di quell’11 giugno 1596. per questa considerazione si comprende subito come siano caduti in gravissimo errore, tanto lo storico Pirri quanto genna e Alagna, i quali danno come anno della morte di Mons. Lombardo il 1597. Cosa assurda questa, giacchè, se nel 1596 la salma viene esumata per essere trasportata e tumulata a Marsala come poteva morire nel 1597? S.E. l’Arcivescovo lombardo, con tutta certezza, chiuse i suoi giorni a messina l’11 settembre 1595, come è inciso nel suo mausoleo che è nella cappella della Purificazione di Maria SS. in questa madrice di Marsala.

A questo punto non posso tacere com nella mia ricerca di notizie sull’opera di Mons.. Lombardo svolta in Messina, sia stato sorpreso dalle espressioni con le quali lo storico messinese Caio Domenico Gallo chiude un breve cenno sul nostro arcivescovo. Egli, dopo aver accennato che Mons. Lombardo accumulò denari, aggiunge: “ coi quali nè  sè stesso fece alcun prò nè ai suoi , nè ai poveri… “. Lo storico messinese in questo giudizio non è uno storico; giacchè lo storico non deve ignorare le opere di coloro sui quali vuol pronununziare il suo giudizio. Ora Gallo che scrive le sue riferite espressioni - di sicurio- ha dovuto ignorare quello che Mons. Lombardo elargì verso la città di marsala sua patria, verso i suoi parenti e verso i poveri.

La donazione degli otto arazzi e degli arredi sacri, tutti preziosi più sopra cennati, non è l’unica donazione che Mons. Lombardo ebbe per la venerabile madrice di Marsala, dappoichè elargì ancora ad essa, per la cappella di destra della navata trasversale, un grandioso quadro raffigurante  “la Purificazione di Maria SS” uscito dal magico pennello di Yeronimo Alibrandi, con il quale questo messinese rivoluzionò la pittura siciliana: originale dipinto sul legno, di pregio assoluto, che malaguratamente fu spezzato in più di 300 parti dall’azione deleteria del terremoto del 1908. Si è tentato un rifacimento di questo capolavoro, ma più che un rifacimento ne è sortito fuori un completamento dello sfacelo del terremoto! Per questa dolorosa circostanza la copia di questo capolavoro che alla Madrice di Marsala regalò Mons. Lombardo venne ad acquistare maggior valore, dappoicchè essa ci da una qualche idea della bellezza dell’originale Alibrandiano. La nostra copia della “Purificazione” porta la firma del suo autore: “Antonius Riccio messanensis pingebat - 1593”. il Riccio appartenne a famiglia patrizia e di artisti ed è stato uno degli allievi migliori del grande polidoro da Caravaggio. In questo quadro il nostro arcivescovo vi figura dipinto  a sinistra di chi lo guarda, sotto, in angolo, a mezzo busto, in adorazione con le mani giunte portante al collo il pallio.

Di più: col suo testamento pubblico del 10 luglio 1585 per gli atti del Nostro Padoano de Costa, messinese, disponeva di suo reddito di onze 288,26,11. Con esso istituiva un benefizio di diritto patronato all’arte maggiore della madrice di Marsala. Assegnava ancora un reddito annuo per i coristi di questa insigne collegiata; onze 130 annue al Provinciale dei Padri Gesuiti perchè volesse aprire uno studentato nel Collegio Gesuitico di marsala; fondava ancora vari annui legati di maritaggio e monacato per orfanelle e per i suoi consangunei fino al 6° grado compreso, di cui l’ultimo assegno si ebbe donna Rosa mannone il 26 novembre 1808.

Questa breve rassegna di opere filantropiche vuole dimostrare e dimostra come le surriferite espressioni dello storico messinese Gallo nei riguardi di Mons. Lombardo non siano secondo giustizia ne secondo verità. Quello che la storia ci ha tramandato dell’opera di Mons. antonio Lombardo attraverso i suoi veridici documenti basta a lumeggiare la figura di lui e a presentarla a noi, sebbene lontani di circa 4 secoli, ben definita nei suoi lineamenti, mons. lombardo, che, appena sacerdote è nominato canonico della cattedrale di Mazara e poi Arciprete di marsala, cappellano di corte a Madrid, arcidiacono ad agrigento, abate, priore, vescovo ed infine arcivescovo; che indice Sinodi, abbellisce Cattedrali, istituisce legati di beneficenza, è una magnifica figura di prelato dapprima, di vescovo poi, che alla intelligenza unisce la pietà alla pietà lo zelo per le anime, per la gloria di Dio e lo splendore del sacro tempio; e a tutte queste qualità ne unisce un’altra: una volontà fattiva che trova soltanto quando è spenta dalla morte.

(Can. Calogero Cusumano)

Bibliografia: Museo degli Arazzi di Marsala  - Ass. Reg. Beni culturali e ambientali e della pubblica istruzione - Soprintendenza per i beni artistici e storici della Sicilia Occidentale -finito stampare nel 1984