Accedi al sito
Serve aiuto?

Mons. Andrea Linares

GLI ARAZZI di Mons. Andrea Linares
 
Fin dal 10 luglio 1589, per donazione di Mons. Antonio Lombardo, arcivescovo di Messina, con atto presso notar De Costa, questa Chiesa possiede una “camera” o serie di otto arazzi fiamminghi riproducenti fatti della guerra giudaica portata da Vespasiano  e da Tito in terra di Israele (27). Essi ornarono la chiesa fino al 1892. Scampati alla rovinosa caduta della cupola del 1893, appunto a motivo delle dure vicende causate dalla distruzione, suscitarono più vasto interesse.

In quel particolare frangente, nell’affannosa e difficile ricerca di fondi per l’impresa che si rivelò presto finanziariamente assai impegnativa, fra tante altre iniziative, si propose perfino la vendita. Si consultarono pertanto valenti giuristi sulla legittimità dell’alienazione e ovviamente la diversità dei pareri alimentò sorde polemiche. Frattanto si indagava sul valore artistico e, quel che più contava, venale se ne precisava il soggetto delle rappresentazioni attingendo alle fonti letterarie con citazioni del testo della Guerra giudaica di Giuseppe Flavio e la rispondenza di esso con le raffigurazioni dei vari episodi, si curavano le riproduzioni fotografiche, si tentavano i primi approcci. Anche la stampa se ne occupò e parecchi antiquari, specie tedeschi, non nascosero l’interesse alla compera (28).

Non si sa per quale via, la notizia giunse al Ministero della Pubblica Istruzione e dobbiamo alle leggi ferdinandee del 13 marzo 1822 e del 16 settembre 1839 allora vigenti nell’ex regno delle Due Sicilie in materia di opere d’arte, per le quali lo Stato italiano non aveva legiferato, se la nostra Chiesa conservò questo prezioso patrimonio. Il Ministero della P.I. notificò, tramite la Prefettura, formale divieto di vendita, in forza delle leggi citate, all’Economo-arciprete in data 7 giugno 1898 (29).

Essi, da quel momento, vennero conservati in luogo non aperto al pubblico e su di essi e su tutte la loro vicenda cadde per qualche lustro il silenzio. Ma qualche decennio dopo i marsalesi ebbero modo di apprezzarne ancora una volta il pregio: ciò avvenne in occasione della “Mostra agricola regionale di Palermo” del 1902 che a Marsala ebbe una sua “Sezione enologica”. Nel clima di tali manifestazioni, in un ampio padiglione eretto proprio nella nostra Chiesa, ancora in costruzione, fu allestita anche una mostra storica che, con la scorta di documenti e cimeli, vera “messe di storia, monumenti, ricordanze”, parlasse dei ricordi civici più gloriosi del passato e ricordasse - come i prodotti di ogni epoca fossero “il risultato delle attività, dei sacrifici e del lavoro delle precedenti generazioni.” Allora, fra le altre testimonianze di storia e di vita di altri tempi (e purtroppo, quante di esse si sono irrimediabilmente perdute negli ultimi decenni!), fecero ammirevole spicco i nostri arazzi (30).

Dopo altro silenzio se ne ebbe una breve esposizione al pubblico nel 1921 in occasione della prima visita a Marsala di Vittorio Emanuele III, che, vedendoli, ne fu entusiasta; disse testualmente: « sono i più splendidi arazzi che abbia mai visto!» e non solo ritornò ancora ad ammirarli ma a tal fine indusse ad una visita nella nostra città anche il figlio Umberto (31).

Fu merito di Mons. Cusumano averne pubblicato nel 1937 una valida “monografia” ed averli di nuovo esposti in chiesa ove poterono fruirne altre insigne personalità e cultori d’arte di passaggio o addirittura venuti appositamente a Marsala per ammirarli.
Ma scoppiata la seconda guerra mondiale, si dovette necessariamente … “seppellirli”. Per la loro salvaguardia nulla fu omesso. Nel 1944 la fierezza di Mons. Di Bernardo, economo della Matrice, troncò nuovi appetiti e avide sollecitazioni che a un certo momento si stavano rivelando più pericolosi della minaccia dei bombardamenti.

Ne dopo si sono risparmiati sacrifici e spese per valorizzarli. Dopo tanti stenti, per l’interesse del Dott. De Logu e del prof. Scuderi se ne è ottenuto il restauro resosi ancora più necessario dopo la “poco salubre” maniera adottata per la loro conservazione durante il periodo bellico e, infine, un primo finanziamento, poi stornato, per un Museo progettato con “intelletto d’amore” dall’insigne museologo prof. F, Minissi, collaborato in questo dall’ingegnere L.Giustolisi, dietro particolare parere favorevole e impegno della Soprintendenza alle Gallerie (32), in modo da rispettare quanto più possibile l’ordine con il quale erano stati tessuti, cercando di ricollocarli in un unico piano se non addirittura in un unico vano.

Ma il cattivo genio della consorella ai monumenti, della quale le nostre province avranno da lamentarsi a lungo per un suo modus operandi spesso condotto con una specie di permalosa ostinazione, forte degli illimitati poteri conferitile dalla “carta dell’ambiente”, lasciando adito al sospetto - per quello che almeno era l’esito dell’opportunità di certi divieti, vincoli, determinazioni o risoluzioni - di complicità che certamente non saranno interessate, ma tali possono essere apparse per gli effetti che ne risultavano, ripetutamente si oppose al progetto Minissi - Giustolisi e dopo un notevole ritardo di anni, assunse la paternità di altra sistemazione molto discutibile, derivata da una progettazione mediocre,e, comunque, come si è detto, inadeguata, che alla fine si è dovuta accettare come il minore dei mali, tanto per dare, senza ulteriori dilazioni nel tempo, una sede definitiva e sufficientemente agibile agli arazzi, nella speranza che cultori e appassionati d’arte possano nel futuro fruire più agevolmente di così raro e prezioso documento d’arte.


NOTE
(27) La serie era detta « camera » per l’evidente specifica destinazione alla origine dell’arredamento di un unico ambiente. Si tacerà sul loro valore e sui pregi artistici. Ne hanno ampliamente trattato:
- Mons. C. Cusumano, Monografia del 1937
-Prof. V.Scuderi, « Schede di restauro » in Boll. d’arte n. 2-3, pagg. 151-152, 1968: « Mostra di opere d’arte restaurate » del 1979.
- Arch. G. Romeo, «Trapani » 1962 fasc V pagg. 1-12 e fasc. VII pagg. 1-8; « Sicilia»
 n. 37, 1963 pagg. 88-95;
- Nicole Dacos, «Bollettino d’arte » del Ministero per i Beni C.A. n.8 ottobre -dicembre 1980 pagg. 1-44

(28) Per l’argomento vedi « Guerra giudaica » libro III, 8 e 9; IV, 10 B; VI 2 e 8, VII 1. In archivio si conservano alcune dissertazioni, telegrammi ed altri documenti in riguardo alla vicenda.

(29) Al cap. IX si riporta il testo della lettera Mons. Cusumano nella sua monografia a pag. 29 cita anche una lettera della Direzione Generale delle Antichità e belle Arti (Minist. P.I) a firma «Galimberti » in data 6 maggio 1897,  che dice:« … monumeto d’arte che non deve andare disperso in verum modo» ed altre del Ministero Commissario Civile per la Sicilia del 17 iugno 1897 che li chiama «arazzi artistici di gran valore »

(30) Di quaesta mostra fu presidente il notaio A.Alagna Spanò. Egli pubblicò un prezioso volumetto « Mozia, Lilibeo, Marsala» dal quale attingo notizie. tra l’elenco degli oggetti parla dei « preziosissimi arazzi». La mostra ebbe un grande successo anche per la « protezione di S.E. il Ministro Nasi e per concorso intelligente del comm. A.Salinas, «illustrazione italiana», che si degnò inaugurarla con il suo discorso magistrale (Alagna o.c. pag. 158)

(31) Che Umberto fosse venuto essenzialmente per gli arazzi lo confidò la podestà, barone Spanò, che in onore dell’ospite aveva preparato un fastoso ricevimento nel palazzo comunale. Egli volle addirittura che si abbreviasse tutto il cerimoniale per avere più tempo a disposizione per fruire a suo agio della visione degli arazzi. Ben tre volte poi ripetè che questo era stato il motivo saliente della sua venuta

(32) In epoca di insaziabile avidità è stato un dovere ricordare che il prof. Minissi e l’ing. Giustolisi si sobbarcarono a un arduo lavoro (viaggi, notevoli spese, perdita di tempo) senza alcuna ricompensa. A loro vada il giusto ringraziamento e il vivo rammarico per la mancata realizzazione di un’opera progettata con competente e seria professionalità che sarebbe stata un vero gioiello architettonico, un’autentica gloria della città e senz’altro degna dell’alto livello artistico di quegli arazzi che era destinata ad ospitare.

Bibliografia: GLORIA DEI FIGLI  - Appunti per la storia della Chiesa Madre di Marsala di Mons. Andrea Linares da pag 81 a pag 87